Lo studio dentistico di Cosenza del Dr. Gianluigi Renda spiega l'intreccio che c'è tra i denti e le malattie cardiovascolari

Cosa c’entrano i denti con il cuore?

Potrebbe sembrare una strana coppia, invece il cavo orale è strettamente connesso con il sistema cardiovascolare. Tutto inizia dalla bocca, non solo la digestione.

denti e cuoreDenti e cuore
L’introduzione dell’aria e del cibo diventa veicolo di virus e batteri non sempre innocui, o che comunque non vengono sempre neutralizzati dal sistema immunitario. Da recenti studi risulta un’incidenza maggiore di malattie cardiache in pazienti che presentano patologie dentarie. Una spia è rappresentata dall’osso alveolare che perde quantità e non sostiene più i denti in esso infissi. E non si tratta di un fenomeno che riguarda solo persone anziane. Altri segnali da non sottovalutare sono il sanguinamento continuo delle gengive e il dolore dei denti. Il primo potrebbe portare ad infezioni che, attraverso il sangue, possono giungere fino agli organi; il secondo merita un’attenzione particolare. Avvertire dolore, infatti, genera automaticamente un restringimento dei vasi e soprattutto delle coronarie. La conseguenza è l’aumento della pressione e quindi un rischio diretto per il cuore. Nel caso delle infezioni si deve aggiungere che a farne le spese è in special modo la parete interna del cuore. I recettori principali dei germi sono le valvole cardiache. Se esiste già un difetto il rischio è maggiore. Per tale motivo, chiunque è già sottoposto a controlli medici a causa di problematiche in corso, dovrebbe prendere la sana abitudine di effettuare anche visite periodiche dal dentista. Purtroppo, nonostante i tanti strumenti oggi a disposizione e la possibilità di informarsi e curarsi, l’azione preventiva è ancora troppo sottovalutata. Si tratta invece della scelta più importante che si possa prendere. I denti non sono gli unici ad essere coinvolti. Il sorriso, per rimanere nell’ambito delle relazioni sociali, è secondario rispetto alle patologie organiche che possono innescarsi in caso di trascuratezza. Quando ci si rivolge al dentista per il trattamento della patologia, nulla esclude che già potrebbe essersi messa in moto qualche altra relazione infettiva che sta mettendo a repentaglio altre parti del corpo. La pulizia quotidiana del cavo orale è indispensabile. Lavarsi i denti dopo ogni pasto principale, usare un colluttorio per disinfettare la bocca, adoperare il filo interdentale almeno una volta al giorno ed effettuare una pulizia professionale periodica possono essere per qualcuno veri e propri strumenti preventivi salvavita. Quando si arriva al problema cardiaco (se non ci sono cause congenite) vuol dire che non sono state rispettate le condizioni minime della prevenzione: un’alimentazione corretta e calibrata alla persona, secondo le sue reali necessità caloriche; la pulizia dei denti; non eccedere, e ancor meglio, evitare il fumo e limitare molto l’alcol (fermandosi al buon bicchiere di vino giornaliero); consumare pochi dolci e abbandonare le bevande zuccherate, sono abitudini che possono far risparmiare soldi e conservare la salute.
La prevenzione si rivela l’arma migliore.
Il dentista andrebbe sempre informato sulla condizione del paziente, in modo che, in caso di intervento chirurgico o implantologico ad esempio, prepari opportunamente la persona sottoposta a terapia per evitare situazioni di stress o di ansia o ancora di dolore (usando ansiolitici o protossido d’azoto), e somministrando una terapia antibiotica sistemica dopo l’operazione. Altri fattori di rischio che andrebbero valutati contemporaneamente sono la vita sedentaria (almeno una passeggiata a passo veloce per mezz’ora al giorno e un’attività fisica costante e moderata torna utile a tutti) e il consumo di tabacco (che crea danni alle arterie e concorre al formarsi di placche aterosclerotiche, insieme al colesterolo e ai trigliceridi). Per quanto riguarda le cure dentali, la periodontite (infiammazione del periodonto causata dai batteri) è sicuramente il rischio più grande. Oltre a portare alla perdita dei denti, se l’infiammazione non viene adeguatamente curata, si estende altrove. Come già abbiamo detto, il cuore è uno dei primi bersagli. Ne consegue che curare le infezioni che interessano i denti vuol dire ripristinare una buona funzione vascolare. Anche le gengiviti (infiammazione delle gengive), sanguinamenti gengivali, gonfiori e alito cattivo sono sintomi campanella che andrebbero sottoposti all’attenzione di uno specialista. Se questi disturbi non sono episodici e di breve durata, indicano qualche alterazione in atto che potrebbe ulteriormente peggiorare. Non bisogna pensare però che tutti i batteri vanno assolutamente eliminati. Da quanto scoperto finora, solo quattro batteri (su seicento che popolano il cavo orale!) sarebbero colpevoli di eventuali danni: Porphyromonas gingivalis, Actinobacillus actinomycetemcomitans, Treponema denticola e Tannerella forsythia. Certo è, inoltre, che più batteri sono presenti più le arterie risultano indurite. Si tratta di scoperte ancora oggetto di ricerche e studi.

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